p 95 .

Paragrafo 1 . Il ritorno della carestia.

     
Nel  corso  dei  primi decenni del Trecento l'espansione  economica  e
demografica   che  aveva  caratterizzato  il  secolo   precedente   si
arrest.  Una  delle principali cause di fondo di tale  inversione  di
tendenza    va    ricercata    nelle    caratteristiche    strutturali
dell'agricoltura medievale, ossia nell'arretratezza delle tecniche  di
coltivazione  e  dell'organizzazione produttiva, che, ponendo  precisi
limiti  all'aumento  della  produzione,  determinarono  un  drammatico
squilibrio  tra la popolazione in continua crescita e la disponibilit
di risorse alimentari.
     La  produzione risult inadeguata sia perch si esaur la  spinta
al  dissodamento  di  nuove  terre,  sia  perch  questa  aveva  ormai
raggiunto i suoli meno fertili e si era fondata sulla diffusione della
cerealicoltura  a  scapito  dei  pascoli  e  quindi  dell'allevamento,
causando una minore disponibilit di concime.
     Contemporaneamente diminu l'interesse ad introdurre  innovazioni
agricole  da  parte dei proprietari fondiari, i quali,  desiderosi  di
ostentare  ricchezza  e  potenza, destinavano le  rendite  soprattutto
all'acquisto di vestiti e di gioielli, all'organizzazione di  feste  e
cerimonie  ed  alla realizzazione di opere di grande  prestigio,  come
cattedrali e palazzi.
     Il  peggioramento delle condizioni economiche di gran parte della
popolazione rurale (vedi capitolo Otto, paragrafo 1) ebbe naturalmente
effetti negativi sulla produttivit del lavoro contadino.
     A  tutto  ci si aggiunse un irrigidimento del clima, determinato
dall'abbassamento delle temperature e dall'aumento della piovosit. Lo
dimostrerebbero non soltanto la scomparsa della vigna in Inghilterra e
l'arretramento  della  coltivazione del grano  in  Scandinavia  -  che
potrebbero essere stati causati da precise scelte dei produttori -  ma
anche  la progressione dei ghiacciai, accertata nelle vallate  alpine,
ai  due  poli e in Groenlandia (originariamente cos chiamata,  "terra
verde", proprio per il suo fertile aspetto).
     L'insieme   di   tutte   queste  cause   determin   una   minore
disponibilit di cereali, principale prodotto nutritivo del tempo, che
provoc  non  soltanto  il  rialzo  dei  prezzi,  ma  l'esplosione  di
terribili carestie, non pi circoscritte ad alcune regioni, ma  estese
all'intera Europa.
     
     p 96 .
     
     Una  grande  carestia si abbatt sul continente negli anni  1315-
1317  con  effetti devastanti; altre crisi agricole sopravvennero  nei
decenni successivi, provocando i primi vuoti nella popolazione.
     Il  ripetersi  delle carestie spinse molti contadini,  una  volta
esaurite  le  scorte alimentari, ad affluire in citt con la  speranza
che  le classi dirigenti provvedessero a sfamarli, importando il grano
necessario.  Nei  centri  urbani  conseguentemente  sovraffollati   si
verific  un  peggioramento delle gi precarie  condizioni  igieniche;
questo, sommato alla brusca diminuzione delle risorse alimentari, rese
la  popolazione - per altro gi dotata di scarse capacit di difesa  a
causa   di  un'alimentazione  povera  di  sostanze  nutritive  -   pi
vulnerabile nei confronti delle numerose malattie infettive,  come  il
tifo,  il  vaiolo, la dissenteria ed altre, che i cronisti  dell'epoca
indicavano con il nome generico di "mora".
     Un  primo tragico aumento della mortalit fu dunque causato dalla
maggiore  incidenza  di  tali  malattie.  Un  vero  e  proprio  crollo
demografico fu invece determinato dalla ricomparsa della peste, che si
abbatt con effetti devastanti sulla popolazione europea intorno  alla
met del secolo.
